Una domanda. Un incontro. Una goccia
- community
- value
- education
Tutto può iniziare da una goccia
Ci sono risultati che si possono programmare. E altri che arrivano dopo, quando ciò che hai condiviso ha già iniziato a vivere nelle mani di qualcun altro.
Tempo di lettura: 3 minuti
Da cinque anni Lamberti porta la chimica nelle scuole del territorio. Non per raccontare ai ragazzi cosa facciamo, ma per mettere nelle loro mani qualcosa di ciò che sappiamo: un esperimento da provare, un fenomeno da osservare, una domanda a cui cercare insieme una risposta.
Poi il laboratorio finisce. I camici vengono tolti, i materiali rimessi a posto, noi torniamo al nostro lavoro e i ragazzi alle loro lezioni. Ma qualche volta qualcosa rimane. E continua.
È quello che è successo alla Scuola Secondaria di I grado “Luigi Majno” di Gallarate.
Qualche mese dopo i laboratori sulla reologia realizzati insieme ai nostri chimici, gli studenti della classe 2ª G hanno trasformato quell’esperienza in "Dal dentifricio alle salse. Cronaca di un’esperienza tra il solido e il liquido: un lavoro costruito attraverso approfondimento, sperimentazione e collaborazione."
Quel lavoro ha ricevuto una menzione speciale al Premio Nazionale Federchimica Giovani “Chimica: la scienza che salva il mondo”.
E per noi il valore di questo riconoscimento sta soprattutto qui: in ciò che è successo dopo di noi.
I ragazzi non si sono limitati a ricordare un’esperienza. L’hanno fatta propria. Hanno continuato a interrogarsi, approfondire, lavorare insieme. La scuola ha raccolto uno stimolo arrivato dall’incontro con l’industria e lo ha trasformato in un percorso educativo.
È forse la dimostrazione più bella di ciò in cui crediamo quando scegliamo di entrare in una scuola.
Creare occasioni perché qualcosa accada
Per Lamberti, essere parte di un territorio non significa semplicemente esserci. Significa chiedersi che cosa possiamo mettere in circolo.
Competenze. Esperienza. Tempo. Ma soprattutto occasioni.
Perché crediamo che il rapporto tra scuola e industria non debba cominciare quando un giovane bussa alla porta di un’azienda in cerca del suo primo lavoro. Può cominciare molto prima, quando ancora non sa cosa farà da grande e sta semplicemente scoprendo ciò che lo incuriosisce.
È in quel momento che incontrare la chimica fuori da un libro può fare la differenza.
Non necessariamente per creare i chimici di domani. Ma per mostrare che dietro una formula c’è un modo di guardare il mondo: osservare, fare domande, formulare ipotesi, sperimentare, sbagliare e riprovare.
La motivazione della Giuria riconosce proprio il valore di questo processo: il learning by doing, la partecipazione attiva, il lavoro cooperativo e, in particolare, il raccordo creato tra scuola, territorio e mondo produttivo attraverso il coinvolgimento dei tecnici chimici Lamberti.
Ed è un riconoscimento che appartiene innanzitutto ai ragazzi e ai Professori Messina e Cumbo, che hanno creduto in questa esperienza e le hanno permesso di andare oltre il momento del laboratorio.
Ma è anche un'occasione per ringraziare Cristina Demarchi, responsabile del Laboratorio Qualità di Albizzate, e il suo team; Davide Secchi, resposabile della Formazione Tecnico Scrintifica e tutti i colleghi che hanno partecipato alle attività. Da cinque anni scelgono di mettere una parte del proprio sapere nelle mani dei ragazzi.
Senza sapere che cosa ne faranno. Ed è proprio questo il punto.
Il futuro non si insegna. Si rende possibile.
La chimica dei prossimi anni dovrà rispondere a domande che oggi non hanno ancora una risposta. Avrà bisogno di ricerca, tecnologia e competenze nuove.
Ma tutto questo verrà dopo. Prima serviranno persone curiose.
Persone capaci di guardare qualcosa che tutti danno per scontato e chiedersi perché funzioni proprio così. Persone disposte a provare una risposta e, se non funziona, a cercarne un'altra.
Non sappiamo se tra i ragazzi incontrati in questi cinque anni ci sia una futura ricercatrice o un futuro chimico. E non dobbiamo saperlo. Il nostro compito, insieme alla scuola, è creare occasioni perché possano scoprirlo.
Quando abbiamo raccontato i laboratori alla Majno, ci eravamo augurati che quell'esperienza potesse essere un primo passo verso un futuro scientifico. Oggi questo premio non ci dice dove porterà quel passo.
Ci dice qualcosa che, forse, conta ancora di più: che quel passo non si è fermato.
E che a volte, per mettere in movimento qualcosa di grande, può bastare davvero molto poco.
Il futuro non si insegna. Si rende possibile
La chimica dei prossimi anni dovrà rispondere a domande che oggi non hanno ancora una risposta. Avrà bisogno di ricerca, tecnologia e competenze nuove.
Ma tutto questo verrà dopo. Prima serviranno persone curiose.
Persone capaci di guardare qualcosa che tutti danno per scontato e chiedersi perché funzioni proprio così. Persone disposte a provare una risposta e, se non funziona, a cercarne un'altra.
Non sappiamo se tra i ragazzi incontrati in questi cinque anni ci sia una futura ricercatrice o un futuro chimico. E non dobbiamo saperlo.
Il nostro compito, insieme alla scuola, è creare occasioni perché possano scoprirlo.
Quando abbiamo raccontato i laboratori alla Majno, ci eravamo augurati che quell'esperienza potesse essere un primo passo verso un futuro scientifico. Oggi questo premio non ci dice dove porterà quel passo. Ci dice qualcosa che, forse, conta ancora di più: che quel passo non si è fermato.
E che a volte, per mettere in movimento qualcosa di grande, può bastare davvero molto poco.